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Davide Cicalò

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Speaker SeNSiT from Sardinia

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March 05

arrivederci

ok stacco tutto..nn m beccherete quasi puiù in chat..buona..
RESET
 
p.s. : per chi mi vuole contattare....e-mail o cell...
January 28

Beppe Grllo

Il discorso della mezza montagna.

Beati i deboli, perché di essi sono le periferie.
Beati i deboli, perché saranno consolati da Previti.
Beati i deboli, perché erediteranno i debiti dei genitori.
Beati i deboli che hanno fame e sete della ingiustizia, perché saranno saziati.
Beati i deboli, perché troveranno il pusher sotto casa.
Beati i deboli, perché vedranno la televisione di Stato.
Beati i deboli, perché saranno chiamati populisti.
Beati i deboli a causa della giustizia, perché di essi è il regno di Regina Coeli.
Beati voi deboli quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, vi diranno demagoghi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra funzione sociale: quella di prenderlo nel c..o.”
 
January 02

Orgoglio sardo

"Avvertendo l'irrilevanza di una storia improntata solo sull'opera dei governi stranieri succedutisi in Sardegna,alcuni studiosi si sono rivolti allora al filone nazionalistico,per dare all'Isola almeno una caratteristica etnica propria e,di conseguenza,una specificità regionale.Ma pensiamo che neanche l'esaltazione di questo concetto di Nazione ci riscatti dal provincialismo e dall'anonimato se,per Nazione,si intende l'identità di uno o più popoli che ebbero ed hanno in comune lingua,arte,storia,tradizioni ecc.Perchè,in certo qual modo,Nazione lo siamo ancora oggi senza perciò meritare un posto nei libri di testo scolastici.La Nazione sarda nasce con la venuta dell'uomo in Sardegna,cresce e si sviluppa manifestamente nel periodo nuragico malgrado le divisioni tribali interne,fino a quando verso il 1000 a.C.,comincia a perdere evidenza infossandosi nel substrato delle popolazioni sottomessa dalle varie civiltà straniere:fenici,punici,romani,vandali,bizantini;i quali,ogniqualvolta passano dalla condizione di dominio a quella di soggezione vanno ad arrichire il sostrato culturale indigeno,per cui la Nazione sarda non è altro che la somma delle civiltà dell'Isola e non il prodotto dei soli sardi indigeni.Bisogna comunque precisare che in molti periodi ci sono stati dei moti resistenziali causati principalmente da scontento alle sottomissioni da parte di popoli stranieri.Purtroppo però,anche le varie esaltazioni di molti personaggi e avvenimenti quali Amsicora,Eleonora d'Arborea,i moti di Buggerru,la brigata Sassari,non sono serviti e non servono a renderci più rilevanti a livello generale e ci lasciano esclusi dal panorama storico europeo che si alimenta prima di valori istituzionali primari,e,poi,di meriti politici ed individuali.In altre parole se,in periodo giudicale o moderno,non eravamo statualmente conformati è inutile enfatizzare le figure di Eleonora d'Arborea o di Gio' Maria Angoy perchè avremmo sempre dimensione storiva locale.Dal 1980 si va elaborando la dottrina delle statualità che fa leva non più sull'unitarietà regionale della Sardegna ma sulle entità giuridiche che in essa si formarono,per rivendicare il loro posto nel contesto della storia generale dove sono presi in considerazione solo gli Stati nella loro globalità,e non i singoli territori ad essi appartenenti.E' incredibile come nessuno storico del passato abbia mai dato una definizione giuridica ai "giudicati" comparsi in Sardegna attorno al 900 d.C.;solo un cultore,Felice Cherchi Paba,li chiamò senza ragione <<governatorati>>,mentre il noto studioso francese Marc Bloch li definì ignorantemente <<circoscrizioni rurali>>.I cosidetti "giudicati" furono anzitutto Stati,non nel termine moderno <<quale fu teorizzato-secondo i testi di diritto costituzionale-dal Machiavelli in Italia e dal Bodin in Francia,e quale si andò configurando intorno all'epoca della pace di Westfalia del 1648>> ma nel senso generale valevole per tutti i tempi,di <<comunità politica sorta per regolare globalmente la vita sociale di uno o più popoli stanziati stabilmente sopra un territorio>>.Comunque Stati sono detti i coevi regni longobardi e normanni,le repubbliche marinare,i comuni e le signorie medievale,e Stati devono essere considerati anche i giudicati sardi.[...]Il "giudicato" di Arborea,e con esso l'ultima delle statualità indigene sarde,terminò ad opera dei Catalano-Aragonesi venuti nell'Isola a realizzare territorialmente un loro Stato nominale chiamato all'inizio Regno di "Sardegna e Corsica" e,dopo,solo Regno di Sardegna.Pure la storia di questo regno,che il 17 marzo 1861 si trasformò in regno d'Italia,non è mai stata scritta e non è mai riportata nella manualistica nazionale intenta piuttosto a dimostrare,con animo aggregante,che la nostra Patria nasce da un coacervo di forze politiche risorgimentali facenti capo al disegno unitario del Piemonte,tacendo purtroppo su quali binari giuridico-istituzionali corse l'intera vicenda indipendentista.

Eppure i testi di Diritto costituzionale parlano chiaro:<<L'attuale Stato Italiano altro non è che l'antico Regno di Sardegna ampliato nei suoi confini>>

Di fronte a una simile affermazione di principio,qualsiasi storico si sarebbe dovuto chiedere,perlomeno,quando nacque e come visse questo regno da cui trae origine l'Italia.Invece niente:molti hanno preferito sorvolare sulla sua formazione e sviluppo,altri credono sia il nome dato all'unione della Sardegna con il Piemonte dopo la guerra di secessione,e erroneamente lo chiamano regno sardo-piemontese,altri ancora pensano sia un titolo onorifico assunto dalla Casa Savoia nel 1720.In realtà esso viene da lontano,ed è pregnato da 537 anni di lacrime sarde.

Al contrario dei libri di storia,i più seri manuali di Diritto costituzionale,dichiarano esplicitamente che <<l'attuale Stato Italiano si è formato con l'ingrandimento di quello sardo per via delle continue annessioni di altri Stati italiani sovrani come la Toscana,Parma,Modena e le Due Sicilie,o di provincie staccatesi dai rispettivi Stati.Esso perciò non è altro che la continuazione del Regno di Sardegna,e,di questo,prosegue la personalità giuridica.Tant'è che la proclamazione del Regno d'Italia il 17 marzo 1861,fatta con legge sarda n°4671,fu solo un nome nuovo dato all'antico Stato di Sardegna,in quanto la costituzione rimase ancora quella sarda,le legislature del Parlamento italiano continuarono la numerazione di quelle del Parlamento sardo,il re Vittorio Emanuele II mantenne la numerazione dei re di Sardegna,restarono in vigore molte leggi sarde,come quella sulla promulgazione delle leggi stesse,sull'ordinamento del governo centrale,s'intesero implicitamente estese dallo Stato sardo a tutto il regno d'Italia>>

Alla fine i testi di diritto costituzionale concludono:<<Vi fu dunque una ininterrotta continuità dell'antico ordinamento dello Stato sardo.Nè questà continuità,a più forte ragione,è venuta meno per gli avvenimenti storici quali la rivoluzione fascista o il passaggio da monarchia a repubblica.>>

Tratto da:"La Storia di Sardegna" di Francesco Cesare Casula